Hasta siempre Argentina!

E così è trascorso più di un anno…
E quando si è in procinto di un grande cambiamento, le riflessioni sono troppe…si rincorrono e si sovrappongono senza nemmeno prestare attenzione al rigore logico…
E viene spontaneo elaborare un resoconto del vissuto…ma non altrettanto naturale ne è la sua buona riuscita…
Ne abbiamo vissute tante…mamma mia quante ne abbiamo affrontate e viste…e innumerevoli sono state le volte che la voglia di scrivere sul blog c’era, ma la mancanza di parole prendeva il sopravvento…soprattutto quando eravamo molto coinvolti nelle situazioni e nelle vite delle persone..e forse per rispetto nei loro confronti e per mantenere il riserbo di tante situazioni e realtà problematiche, abbiamo preferito il silenzio…
Siamo approdati in questa terra con tante aspettative, con sogni racchiusi nelle tasche dei nostri jeans, con credenze ben impresse nelle nostre menti…e con tanta voglia….
I mesi sono trascorsi tra le varie lezioni di castellano e di relazioni che il tempo rendeva stabili e profonde…
Poi siamo sbarcati alla Florida de Tucuman…devo essere sincera?! Il primo giorno l’ho trascorso piangendo. Anche il secondo. E non appena mi sono lasciata andare, ho avuto l’onore di partecipare al meraviglioso spettacolo che le persone di questo piccolo paese dell’interiore Argentina, mi stavano dedicando…ho imparato a sentirmi a casa…non appena Fabiana, dal suo piccolo negozio di pane, mi salutava con un gesto vigoroso…da quando l’osservatore accanito degli spazzini, mi dava il buongiorno quando uscivo dal cancello…nel momento in cui il gommista dalla lunga barba, mi sorrideva timoroso….da quella volta che la donna che preparava i panini, mi rivelò la nostalgia che sentiva quando ci eravamo assentati dal paese per qualche giorno…dall’ attimo in cui l’infermiera dell’ospedale comunicò il mio indirizzo di casa al medico di turno, con il solo aiuto della memoria…dal giorno in cui Cappuccino, già conoscendo le mie abitudini, mi precedette nel tragitto che dovevo percorrere…nell’esatto istante in cui le donne della panetteria iniziarono a confidarsi con me, dandomi la possibilità di entrare attraverso quello spiraglio che mi avevano aperto…ero a casa. Tra la polvere e la terra, sole penetrante e canne da zucchero, cenere e semplicità…ma ero a casa! Con la lentezza tipica della difficoltà di comprendere, cominciai ad essere parte di quella comunità…così complicata ma altrettanto affascinante. E mi hanno regalato tanto…più di quanto io abbia lasciato a loro…mi hanno addestrato alla pazienza e alla calma…mi hanno fatto capire che non è necessario sempre avere tutto quello che noi riteniamo indispensabile, per essere felici…mi hanno offerto altre prospettive…di non semplice attuazione, ma così basicamente logiche! Hanno costruito in me la voglia di combattere senza mai accontentarmi…mi hanno ricordato che nella mia vita do per scontate troppe cose senza mai apprezzarle veramente. Mi hanno spiegato che “tra la partenza e il traguardo in mezzo c’è tutto il resto…e tutto il resto è giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, e costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”. Mi hanno cambiato…ed il grato riconoscimento è indirizzato proprio a tutte quelle Donne che ho avuto l’onore di conoscere e che hanno reso la loro vita una piccola e meravigliosa opera d’arte senza rendersene conto…a Marina che nella sua speciale attitudine ha scelto di andare contro corrente, giocandosi il tutto e per tutto…a Juanita, moglie e madre esemplare e ammirevole, nel quadro di una vita piena di ostacoli…a Elena, tenace e imprenditrice, dal cuore grande…ma la Donna che ha reso di me un’altra persona è lei, Esther…poco costante e tanto povera…solidale e sincera a suo modo…dal sorriso sdentato e dai 40 anni portati a fatica sulle spalle…un inchino davanti alla sua storia di vita e ad il suo coraggio da leone, alla sua energia e alla sua forza, ai suoi occhi e alle sue braccia, alle sue parole e alla sua essenza…lei, dura come il marmo ma tanto fragile…lei si, ispirazione di molti ed esempio per tanti, è stata la mia più grande gioia ed orgoglio…l’esplosione delle emozioni che mi ha regalato è stato un dono divino che non terminerò mai di scoprire…a lei, la mia reverenza perché mia docente di vita.
Sono andata via da Florida commossa…e grata…
Difficile e dura, questa nostra avventura in Argentina è stata grandiosamente sorprendente…tutto quello che sognavamo non è avvenuto, ma ciò che si è avverato è stato molto più bello e grande…i pregiudizi si sono ammorbiditi assieme alle spigolosità…un’esperienza ricca ed intensamente mutevole ci ha resi colmi di emozioni indimenticabili….
Ed è così che all’Argentina del mate e del “compartire”, esprimo la più piena gratitudine…per ciò che è stato sussurrato e non detto, per i sorridenti sguardi e la famigliare accoglienza, per quei gesti confidenziali ed intimi, per le manine nere di terra, per le finestre senza vetri ed i buchi nelle pareti, per la complicità di una vita quotidiana condivisa con donne splendide, per le stupefacenti sorprese che ogni giorno scartavamo, per i cambiamenti all’ultimo e le emergenze, per i sentimenti che sono nati e cresciuti in me…
Grazie…perché hai rappresentato il successo più grande della mia vita! Semplicemente tornerei indietro di 15 mesi, per rivivere tutto quello che è stato….

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Hasta luego Tucumán

Mi ricordo ancora quel viaggio di 18 ore in autobus da Buenos Aires, che per noi europei, abituati a distanze e nazioni molto ristrette, pare il viaggio interminabile, il viaggio della vita…e dopo che vivi il Sud America, ti accorgi di quanto anche le distanze diventino relative…quel viaggio che più di un anno fa mi ha fatto mettere piede per la prima volta in Tucumán a La Florida.

Sembra ieri che arrivavo carico di tanti dubbi e paure, pensando già ai mesi che poi da Febbraio avremmo vissuto stabilmente li.
Purtroppo le profetiche parole, che mi erano state rivolte da una persona che prima di me era passata da questo piccolo paesino sperduto nell’immenso interiore argentino, sembravano prendere forma: “A La Florida??????!!!!!! Ma siete sicuri di stare cosi tanti mesi li, non c’è nulla!!!” Ed io sfacciatamente avevo risposto entusiasta: “Siii, qualcosa ci inventeremo!!!”
Terra e sassi (e senisa in questo caso, la cenere nell’aria scarto dell’industria zuccheriera)proprio come il “poema” distribuitoci ai tempi della Juvenilia da un compagno particolarmente poetico…che può essere considerato il manifesto dei calcatori di quella bassa categoria fatta di campi precari, ma anche di quella passione vera, libera da interessi economici, che ne fa ancora uno degli sport più belli del mondo (cercatelo in internet 🙂 ).

Arrivavo senza capire quasi nulla…non sapevo ancora nulla di Castellano, dopo solo due settimane che ero in Argentina. Diciamo che poi ho avuto tempo per rifarmi, ho imparato anche il “tucumano basico”, dato che i tucumani spesso usano parole tutte loro e mi sono ritrovato a ballare la chacarera!! Me ne sono poi andato che a volte fatico ancora a capire certi tucumani….

La lingua non è stata l’unica difficoltà…ci siamo dovuti immergere in una cultura completamente differente dalla nostra!
I ritmi molto, ma molto più lenti dei nostri…gli orari mai rispettati!!!

Quante volte ho dovuto rinnegare e correre da una parte all’altra del paesino per cercare materiale per i lavori della panetteria…come una pallina in un flipper che rimbalza da un venditore alla altro che ti dice “ya viene” o ”ya está”, mentre in realtà arrivava dopo 5 o 6 giorni!!
Confesso che dopo tutto questo tempo ancora non ho capito il lasso temporale del “ya vengo” tucumano…penso che vari dai 10 minuti alle settimane!!!

Tucuman è stata veramente una prova per la mia pazienza e anche per la mia impazienza, quante volte le cose non sono venute come io avevo pianificato o nei modi e tempi che io volevo.
Se c’è una cosa che ho imparato, è che i tempi di Dio non sono i tempi dell’uomo….ma anche i tempi dei tucumani non sono i tempi degli italiani!! 🙂

Non sono stati mesi facili, il progetto della panaderia e lo stare accanto a persone umili, affrontare i problemi quotidiani di queste persone….quante volte mi sono arrabbiato, quante volte me ne sarei andato perché mi sembrava tutto troppo difficile.
Abbiamo imparato ad avere fiducia, a confidare, ad accettare i nostri limiti umani.
Tutte le volte che ci sembrava di avere toccato il fondo, abbiamo però avuto un segno che ci ridava la speranza…o forse abbiamo imparato noi a cambiare lo sguardo ed imparato a vedere i segni dei piccoli cambiamenti che avvenivano.

Arriva sempre il tempo in cui ti rendi conto che quello che potevi dare è stato fatto, il nostro lavoro è terminato. Il lavoro con queste persone ed in questa realtà no di certo, il cammino è lungo.
Pero l’entusiasmo che abbiamo incontrato nelle donne ci fa ben sperare…nonostante le loro vite tanto difficili e fragili tutti i giorni cercano di andare avanti e dimostrano una forza che nella loro condizione non so se io avrei!!

Tanto cammino ancora c’è davanti a queste donne, però sappiamo che il seme è stato posto e confidiamo che possa continuare a crescere il frutto…che questo progetto e questa opportunità della panaderia possa essere sempre più mezzo per dignificare la propria persona…

Io ringrazio loro e ringrazio in generale tutti i tucumani con i quali abbiamo compartito cosi tanta vita!! Li ringrazio per la tremenda accoglienza che ci hanno riservato…

Non sono per i discorsi di addio o le lacrime sentimentali, però una persona è riuscita a farmi commuovere, grazie a te Esther, che con la tua storia di vita e la tua forza mi hai fatto pensare e riflettere molto.

Non mi piace dire addio o mettere dei punti e allora….hasta luego Tucumán!!!

La democrazia che vacilla!

Noi c’eravamo quando dentro la scuola hanno spento tutte le luci…ci siamo guardati e abbiamo pensato che fosse tutto finito e che di lì a pochi istanti, noi, assieme alla marea di persone venute per assistere a quel momento, avremmo saputo le sorti di La Florida: conoscere il nome del nuovo sindaco.

La strada principale, quella che passa anche davanti alla scuola elementare, era stata sbarrata fin dal sorgere del sole. Ed ogni persona che sorpassava le transenne per andare a votare, o molto più frequentemente per osservare, entrava anche in un silenzio religioso e pieno di tensione. L’aria si percepiva molto pesante in quella domenica che sarebbe passata alla storia come la giornata in cui la democrazia argentina ha dimostrato le sue falle.

Le persone non parlavano, semplicemente si posizionavano davanti al cancello della scuola e guardavano. Mano a mano che i minuti passavano, il fiume di gente diventava sempre più massiccio fino a poter scorgere solo teste fluttuanti e ansimanti. E così sono trascorse ore intere. Una donna al mio fianco era talmente agitata che le sudavano le mani, un’altra era così irrequieta che non riusciva a star ferma. Alcuni ragazzi in maniera discreta bevevano miscele alcoliche fatte in casa ed imbottigliate. Gli uomini si scambiavano sguardi d’intesa e a volte si sussurravano qualche parola.

Alle 18 i presidenti del seggio (con a seguito i rispettivi 10 rappresentanti di lista per ogni seggio) si sono chiusi le porte della scuola alle loro spalle. Da quel momento è iniziata l’attesa e con lei la tensione. Si sapeva già che sarebbe successo qualcosa, ma io non potevo immaginare.

Dopo un paio d’ore d’attesa sono iniziati i cori, ognuno inneggiante per il suo candidato prediletto. Ed è così che tutto è iniziato. In un attimo mi sono ritrovata in mezzo a gente che correva, un signore scappando e vedendomi ferma ed interdetta mi ha urlato “Signora scappi, stanno tirando delle pietre”. E ci siamo messi a correre anche noi, perché il rischio di vedersi arrivare in faccia un sasso era abbastanza alto. Piano piano ci siamo riavvicinanti, non di troppo, per assistere a ciò che sarebbe seguito. Le luci della scuola si sono spente, ma nessuno usciva. Silenzio. Tregua. Dopo 10 minuti sono riapparse e dunque anche la confusione fuori. Solo il giorno dopo avremmo appreso che in quei fatidici 10 minuti, “la gente” di Chicho aveva trafugato due urne, portandole in bagno e con l’intento di bruciarle. Ed è qui che il racconto diventa nebuloso: sembra che siano stati fermati in tempo prima che il fuoco se le mangiasse e che le suddette urne siano state consegnate ai gendarmi, dopodiché non si sa più nulla. Il conteggio non è stato bloccato ed è tutto continuato routinariamente come allo stesso tempo continuavano fuori le botte, le urla e le pietre. Le persone correvano ovunque, chi scappava e chi con furia andava ad immischiarsi in quel grande groviglio al centro della strada che vedeva centinaia di persone coinvolte. Il momento migliore è stato veder la macchina della gendarmeria che facendosi largo tra i litiganti, è tranquillamente passata e scomparsa.

Abbiamo deciso di non aspettare il carro dei vincitori (perché l’usanza è che il vincitore formi un corteo con tutti i mezzi possibili e ripercorra il paese) quando hanno iniziato a tirare fuori dai pantaloni le pistole e abbiamo sentito degli spari. E lì ci siamo messi a correre sul serio!

I giorni seguenti siamo venuti a sapere che nonostante non fosse terminato lo spoglio, Chicho stava già festeggiando col suo corteo per La Florida. E che nel grande caos sia stato preso a botte anche lui! È stato lui stesso a dirsi vincitore e il popolo nella prima settimana è rimasto titubante, perché nessuno ufficialmente, ad oggi, ha dato comunicazione rispetto al nuovo sindaco. Poi, in realtà, la vita è tornata alla normalità e tutti ormai si sono conformati con la sua presunta vittoria. Non si è più parlato di nulla ed in maniera tacita ma consenziente da novembre La Florida continuerà ad avere il suo Re!

Dobbiamo ritenerci fortunati, considerando che in altri paesini della provincia di Tucuman, le urne sono riusciti a bruciarle solo perché il candidato sembrava che stesse perdendo. L’attuale governatore della provincia afferma che tutto questo lo stiano raccontando quei candidati che non hanno saputo accettare la sconfitta.

La cosa più clamorosa è che tutti i candidati che hanno creato questi problemi siano del partito politico di “Frente Para la Victoria”, il partito di Cristina, la presidentessa dell’Argentina. Che strano!

http://www.ilpost.it/2015/09/02/contestate-elezioni-tucuman-argentina/

Benvenuti…è qui la festa!!

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Sabato scorso la panetteria è stata invasa da un centinaio di bimbi e svariate mamme.
Una festa del barrio, una festa anche per la panetteria.
Approfittando della presenza delle missionarie ed in particolare di Anna, abbiamo organizzato una festa per i bimbi del quartiere con cioccolato (qui si usa molto fare un cioccolato in tazza per i bimbi quando si festeggia), dolciumi, giochi e il sorteggio di alcuni premi.
Questa è stata l’occasione anche per fare una sorta di festa di inaugurazione per la panetteria. Niente di pretenzioso, nessun taglio del nastro e autorità in bella mostra. Qualcosa di semplice, ma fatto per la gente e soprattutto per i più piccoli.
Le foto di questi mesi scorrono proiettate sulla parete, mi ricordano quanto cammino e quanta fatica per arrivare fino qui…ma che gioia vedere i primi frutti!!!
Confido che il cammino intrapreso possa continuare al meglio e che questi risultati continuino a crescere e si moltiplichino. Che l’amore e la generosità di tante persone possa veramente continuare a essere beneficio per questa gente che ha e avrà la fortuna di trovare in questo luogo un aiuto e sostegno per la propria vita.
E allora che la festa continui….e benvenuto anche a chi da casa ha sostenuto e creduto in questo progetto…la festa è anche per voi!!

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Meno male che Chicho c’è!

Ci siamoooo!!! Il momento è arrivato e con lui il fermento, l’agitazione e la frenesia….ormai ci siamo e sembra che non importi altro…cartelloni imperianti ed invadenti annunciano le poche chance rimaste e altoparlanti che a tutte le ore suonano slogan diversi, raccontano di un tempo che sta per scadere…e mentre questo grande show sta prendendo forma per poi esplodere nella sua grande magnificenza domani, la gente, ormai assuefatta e soprattutto abituata, continua nella sua routinaria vita…perché tanto ormai sa, che in realtà, in fondo, non cambierà nulla…ma poco importa: il conto alla rovescia è iniziato!

Chicho è entrato nella mia vita. Non ricordo quando lo fece, o quanto meno non riesco a definire un momento preciso..è stato più un processo lento…e con il tempo ho scoperto che era indispensabile anche nella mia vita…come avevo fatto fino a prima a vivere senza di lui…lui, Chicho, (che in italiano si legge Ciccio) è quasi un status, un modo di vivere..non è solo una persona: bensì rappresenta uno stile! Chicho c’è…e meno male che c’è…c’è la mattina al risveglio, quando apri gli occhi e sai che stai per andare ad un lavoro che lui ti stipendia…c’è nel timore di incontrarlo, sperando di non aver sgarrato nulla perché altrimenti sai già che con sottili mezzi, te la farà pagare: prima di tutto togliendoti il saluto…c’è quando un giorno ti svegli e le tubature di casa puntualmente inondano il bagno e sai che devi andare a chiedergli con il sorriso che ti soluzioni il problema…c’è quando esci di casa, perché il suo nome risulta tatuato su cappellini, muri di casa, cartelloni, magliette, pali della luce e perfino auto..è li per dirti che lui c’è! C’è quando hai bisogno di qualche muratore per tirare su le pareti della tua casa 4 per 4 metri…quando devi farti qualche analisi del sangue lui è lì ad aspettare che tu gli chieda un qualche aggancio all’interno del migliore ospedale…c’è quando vuoi fare una festa per tuo nipote e devi chiedergli in prestito una sala…c’è tutte le volte che vedi passare un camion con il suo nome o una delle sue costosissime macchine luccicanti e noncuranti dell’ambiente fangoso in cui girovagano…c’è sempre e costantemente nella bocca delle persone, perché non esiste un discorso nel quale lui non venga citato…c’è quando sei una mamma di 8 figli e non hai da mangiare per svariati giorni, e ti tocca di camminare kilometri per andare a bussare alla porta del suo ufficio, essenziale ma elegante, per chiedergli una sporta di cibo…e a volte dover tornare indietro a mani vuote, ingoiando il dolore di dover accettare che lui quella borsa non te l’ha data perché presumibilmente sei stata vista alla festa di un altro candidato e non alla sua…c’è quando in paese viene indetta una festa e lui spesa i pagliacci per i bimbi, le pepsi per tutti i compaesani e vari dolci…c’è quando hai bisogno di un materasso e una coperta per proteggerti dal freddo nel frequente caso in cui le pareti di casa siano in legno o lamiera…c’è quando chiude strade intere per fare delle tombole, dove lui non solo regala la cartella con i numeri ma i premi in soldi sono da lui elargiti, dalle sue tasche o da quelle del comune…bhe, d’altronde poco importa, ormai i due conti (il suo e quello del comune) sono fusi in un groviglio di cui solo lui probabilmente conosce i capi…lui c’è, e meno male…perché soluziona qualsivoglia tipo di problema…una soluzione in tasca lui  la trova sempre..presenzialista, di bell’aspetto e da vestiti che valgono lo stipendio annuo di un comune mortale di La Florida, lui è l’essenza di questo popolo…sedicente psicologo, medico, infermiere ed ingegnere, Chicho Soria è il nostro sindaco…eh si, ormai è pure il mio, perché dopo vari mesi vissuti in questo paesino, la sua indissolubile indispensabilità è entrata a far parte della mia vita…lui c’era quando dovevo trovare un lavoro, quando dovevo scegliere quanto essere pagata, quanto lavorare, quando dovevo chiedergli favori conto terzi, quando la panetteria aveva bisogno anche di lui…imprenditore di sé stesso e della sua immagine, sfruttatore e cinico datore di lavoro, si ritrova ad avere in mano il potere di un’intera popolazione…sapiente manager, bella copia del Cavaliere italiano, crede immensamente in sé stesso e nei suoi soldi…e dopo averlo ascoltato all’inimmaginabile e strabiliante festa di chiusura della sua campagna elettorale, ho rivalutato la grande sobrietà dei nostri più eccentrici politici italiani..proprio così, perché a sua detta lui è stato posto a capo di questo piccolo ma fondamentale paesino di campagna niente meno che dal Signore…si, si, proprio da Dio….saggio manipolatore, di infima fattura umana e di dubbia moralità, è il re…al suo passaggio le persone lo vorrebbero toccare…il suo nome rimbomba in ogni  luogo e la sua canzone (si perché lui si è creato anche uno slogan pagando a suon di pesos la band) ormai è un cult…egocentrico e narciso si è pure lamentato con Cesare del fatto che la sottoscritta non lo saluti mai per prima…povero, chissà, non ci dormirà di notte conoscendo la sua fragile sensibilità…

Poi piano piano impari a viverci in questo paese dell’interiore e di campagna…impari ad analizzarlo, in maniera non immediatamente così critica…rifletti e osservi…le persone, il sindaco e i suoi bracci destri, le dinamiche e i pettegolezzi…apprendi a non giudicare ma adattarti…inizi a conoscere…ad ascoltare…e inizi a scoprire che poi tanto male Chicho non è…lui, primo sindaco che ha iniziato ad asfaltare le strade e ad introdurre l’illuminazione pubblica, ha introdotto pure il concetto del lavoro per i dipendenti comunali…è lui che ha migliorato le “infrastrutture” de La Florida, nonostante i soldi del governo elargiti per modernizzare le strutture del paese siano stati reinvertiti nella sua propria campagna elettorale…a quanto pare è stato lui a cambiare le sorti di La Florida, anteriormente abbandonata a sé stessa…ha creato marciapiedi e piazzette…ha fatto costruire un nuovo municipio, semplice ma ben tenuto…un laboratorio chimico ed un asilo nido…una scuola superiore e donato terreni (non suoi e nemmeno del comune) su cui ha fatto costruire case piccole ma di mattoni da donare alle persone più povere e ai suoi conoscenti…la sua ultima opera risale a giovedì: ristrutturando l’entrata al paese, facendo ergere una cascata sulla quale domina una Madonna di almeno 2 metri…nei suoi 8 anni di mandato ha regalato soldi, cibo, vestiti, feste, contratti, case, rubinetti e wc, letti, sedie e tavole, tubature e connessioni alla luce, giocattoli e caramelle, auto, pensioni di invalidità e di vecchiaia, cene e maestosi concerti…ha fatto sognare con la sua sfavillante ricchezza….

Domani è il grande giorno e sarà il popolo a scegliere (o forse no, ascoltando i vari rumors su voti comprati o addirittura falsificati)…si dice che non è detto che sia lui a vincere…perché?? Perché lui non saluta quando ti incontra per la strada ed è anche un po’ snob…giusta motivazione…sembra che si abbia voglia anche di respirare aria nuova…altrettanto giusto…soprattutto se si vogliono considerare le sue proposte elettorali tra cui spiccano per intelligenza e sorprendente innovazione: un auto per il sacerdote del paese e una camera mortuaria…ridotta ad un paio di punti in più la lista delle sue proposte (tra l’altro totalmente disubicate rispetto al target della popolazione), sembra non riceverà così tanti voti come lui auspica…non sono da meglio i suoi rivali, che a suon di canzoni che ti trapano il cervello, propongono un “meglio” che non hanno mai specificato in che cosa consista…d’altronde uno non può pretendere molto da uno che si propone con il nome “Emozione” e l’altro con il nome “Puledro”…per non parlare dell’altra decina di candidati che compaiono sui muri ma di cui non si conosce nemmeno il volto…forse vincerà Hernandez…perché? Perché a detta del popolo lui organizza le sue riunioni a casa dei poveri e sembrerebbe che l’abbiano avvistato camminare in mezzo alla discarica con le persone che ci vivono…a questo punto uno potrebbe domandarsi: e quindi?? E quindi qui fa la differenza!

Che vinca il meno peggio…e che possa garantire a questo popolo maggiore sicurezza, più posti di lavoro e molta più dignità…ne hanno bisogno!

Domani l’accesso alla scuola per le suddette votazioni è sconsigliato ai bambini perché sono già previste numerose risse tra le varie fazioni…e speriamo che alla fine dei conti vinca sempre lui…perché come Roma in questi giorni abbiamo scoperto avere il suo re, anche noi a La Florida abbiamo il nostro…sempre lui, indiscusso e osannato Chicho!!!

La letterina per Babbo Natale

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Querida señora,
Soy Graciela de 32 años y tengo 6 hijos, le pido su ayuda.
Necesito de un acolchado, de una cama, chapas, cimiento y ladrillos para costruir una pieza.
La agradezco mucho para su ayuda.
Graciela

Mi ritrovo a fare da scrivano, riportando su un pezzo di carta le parole di Graciela.
Lei non sa né leggere, né scrivere. È gia due anni, però, che partecipa ad un progetto statale al quale le danno soldi per andare a scuola e terminare la primaria per imparare almeno a leggere e scrivere.
Mi viene quindi il sospetto che sia una delle solite montature di questo governo per truccare le statistiche ufficiali e dipingere una realtà che l’evidenza dei fatti smetinsce totalmente.
Questo mi pare una barbaridad considerando che anche i figli di queste donne e di tante altre come loro, nonostante frequentino la scuola, si ritrovano al 5º o 6º anno che non sanno ancora leggere o scrivere, se non a mala pena il proprio nome!!! E nonostante questo, grazie ad una legge statale di questo governo, non possono essere nemmeno bocciati!!!!
Sono tante le persone che vivono in condizioni economiche precarie, ma la cosa peggiore è che non possiedono i fondamenti scolastici e culturali basilari. Persone comprabili facilmente.
Quello che più mi fa arrabbiare è che stia scrivendo una letterina a non si sa quale politico che è passato per il barrio a promettere cose a queste povere persone.
E loro, così assuefatte a queste promesse e a questi politici che se le comprano con nulla. Per molte di queste persone l’unica forma di sostentamento sono planes statali e le concessioni di qualche politico.
Uno stato che ha abituato strati interi di popolazione a ricevere planes senza fare nulla…uno stato che si è comprato voti regalando assistenzialismo a piene mani…uno stato che sta facendo sparire la cultura del lavoro…uno stato che ha annientato intere generazioni di persone.
Si perché di annientamento si tratta…ho incontarto persone senza prospettive, sogni e capacità di credere in loro stesse! È difficile combattere contro tutto questo…cercare di disegnare una prospettiva e incontrare dignificazione attraverso il proprio lavoro quotidiano.
Quando arriva il treno della speranza della presidenta Kirchner direttamente da Buenos Aires e ti regala di tutto senza chiedere nulla chi te lo fa fare di andare a scuola e cercarti un lavoro???!!!!
E cosi entri in una spirale dove rimani dipendente da questi “regali” e alla prossima elezione come non fai a rivotare il candidato kirchnerista che sai che seguirà regalandoti queste cose che sono necessarie per la tua sopravvivenza??
E mi dispiace vedere come il dibattito politico sia scadente e per tutti i candidati si debba per forza abbassare a questi temi….i voti di questa fascia di popolazione sono troppo importanti!!!!
Però sono importanti i voti e non le vite di queste persone…invece di pensare di creare un sistema scolastico decende e opportunità per queste classi sociali.
E proprio in questi giorni stiamo assistendo al grande show delle elezioni e pensando alla classe politica italiana mi pare quasi di doverli ringraziare quali esponenti di “una eccelente e integra democrazia”. Vivendo altre realtà si scopre come tutto diventa relativo! 🙂
E ricordando le parole pronunciate qualche mese fa dal sindaco de La Florida che lui si sarebbe comprato queste persone con una cesta di alimenti il giorno prima delle elezioni, guardiamo sconsolati il triste spettacolo di politici ed aiutanti di ogni genere che vagano per il paese promettendo di tutto…da contratti in nero per lavorare in comune senza nemmeno dovere fare lo sforzo di alzarti e presentarti nel luogo di lavoro, a costruzioni di case, regali di cibo e di denaro…
E stare immersi in tutto questo è desolante e soprattutto ti sfinisce perché ti da l’impressione di lottare contro i mulini a vento…
Se c’è una cosa che sto imparando è che peggiore della povertà economica é sicuramente la povertà umana e culturale.
I soldi potranno sempre in qualche modo andare e venire, ma se l’uomo viene svuotato dentro allora si che é finita….

P.S. La letterina a Babbo Natale alla fine è stato un buco nell’acqua…il personaggio che andava nel barrio alla fine è stato cacciato da un altro politico che non voleva che un altro Babbo Natale gli rubasse il posto!!

Una storia italiana…

“Che bello sei italiano!!! Sai anche mio babbo, mio nonno erano di….”
Quante volte ho sentito questa frase!! Quante volte qui, in Argentina, sentendoci italiani le persone ci hanno raccontato le loro storie di famiglie che parlano di un’ immigrazione dall’ Italia, per scappare dalla guerra e dalla fame.
E non stiamo parlando di un fenomeno lontano anni luce, ma di solo 70 anni fa.
Quanto troppo spesso abbiamo una memoria corta…specialmente in questo tempo dalle soluzioni facili, dagli slogan populisti e dalla visione a cortissimo raggio della classe diregente.
Famiglie che hanno sopportato una traversata dell’ oceano in barche ed arrivate in una terra straniera hanno dovuto ricostruirsi una vita, magari avendo lasciato a casa una famiglia con la speranza di rivederla un giorno, ma che poi le difficoltà economiche hanno reso impossibile un ritorno in patria. Contribuendo ad accrescere il mito nelle generazioni future di una terra che non hanno più potuto vedere. Ed è cosi che qui si respira il mito dell’ Italia, alimentato da una marea di discendenti di immigrati italiani.
Persone che hanno lotatto, hanno sofferto, sono scappati alla ricerca di una vita migliore andando anche incontro ad emarginazione e umiliazioni. E mi ricorderò sempre il racconto di una una bimba di 2 anni nata in Italia e che con tutta la famiglia si imbarcò per un viaggio in nave lungo un mese per approdare in questa terra e la sua sofferenza in tutti gli anni della scuola per le discriminazioni e scherzi che doveva sopportare solo perché italiana!! Ora la bambina é cresciuta molto e nel suo cuore rimangono i ricordi e l’amore per la sua patria che viveva nei racconti dei suoi genitori.
È proprio su storie come queste, che qui in Argentina é facile ascoltare, di nostri connazionali che hanno sofferto e sono dovuti fuggire dalla loro terra, che rifletto su ciò che leggo sui giornali italiani e immagino le persone costrette a scappare dalla propria terra natale alla ricerca di una vita migliore. Quelle persone non sono solo numeri, sono storie di vita, di sofferenza….forse proprio come quella di quella bimba di 2 anni italiana….